Disarmiamo i Mercati Finanziari

a cura di ATTAC Italia.

La crisi economica è tutt’altro che finita. Si tratta di una crisi mondiale che non ha origine da qualche isolato speculatore o da qualche paese marginale, bensì nasce dal centro del sistema, la finanza statunitense. Affermare che la sua causa scatenante sia il sistema finanziario non vuol dire che la crisi sia esclusivamente un problema del sistema finanziario “cattivo” che si riversa su una "economia reale sana". 

L’obiettivo di ogni detentore di capitali è quello di ottenere, nel più breve tempo possibile più denaro di quanto ne avesse prima:la fase produttiva è per lui solo un termine medio inevitabile, un male necessario. La produzione è sempre produzione allo scopo del conseguimento di profitti e le merci ed i servizi vengono prodotti non per la loro utilità ma solo in quanto consentono di perseguire tale obiettivo.
Per questo si hanno avute nella storia periodiche ondate speculative e finanziarie.  Questa crisi nasce dai meccanismi centrali del nostro sistema, dalla concorrenza fra capitali per la ricerca di profitti sempre maggiori. E’ la crisi di trent’anni di politiche neoliberali e dell’illusione di un capitalismo libero di muoversi dentro la globalizzazione dei mercati. La liberalizzazione della finanza, la delocalizzazione delle produzioni, la precarizzazione del lavoro e le privatizzazioni hanno prodotto un peggioramento delle condizioni di vita di gran parte della popolazione ed un’impressionante accelerazione del degrado ambientale.

Il ridursi delle occasioni di profitto nei settori “produttivi” ha portato gli imprenditori a riversare i capitali sui mercati finanziari, nell'illusione che il denaro potesse creare nuovo denaro dal nulla.  Ma le speculazioni, anche le più sofisticate, generano profitti fittizi e le bolle finanziarie sono destinate a sgonfiarsi o ad esplodere a contatto con la realtà. I titoli finanziari altro non sono che titoli a partecipare alla divisione di profitti futuri,partecipazione che può avvenire solo se viene creato del valore. La finanziarizzazione  è  stato un’ aspetto che ha fortemente marcato sia la fase precedente la crisi sia la crisi stessa. La deregolamentazione dei mercati finanziari ha dato modo ai finanzieri di girare per il globo intero alla ricerca dei più alti profitti, costringendo le imprese alla ricerca dei massimi livelli di redditività.  


Questo è stato un ulteriore stimolo per le imprese ad esasperare al massimo i meccanismi che utilizzano per ottenere profitti:  intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori, licenziamenti per ridurre costi, sfruttamento di forme di lavoro precario, distruzione dell’ambiente, evasione ed elusione delle leggi, delocalizzazione delle imprese in paesi dove le normative ambientali, fiscali e del lavoro sono più permissive, dove i costi del lavoro sono più bassi.

Nei  paesi della periferia  questo ha concorso a rafforzare il meccanismo perverso del debito del Sud del mondo. Questi paesi, per avere le risorse con cui ripagare i creditori vengono costretti dalle istituzioni internazionali alle cosiddette  politiche di aggiustamento strutturale:  eliminazione di tutte le misure che ostacolino l’apertura totale dei mercati, privatizzazioni selvagge, distruzione dello stato sociale, deregolamentazione, politiche economiche che strangolano le fasce di popolazione più povere, distruzione delle economie di quei paesi e ulteriore impoverimento degli stessi. Nello stesso modo questo ha imposto ai paesi più industrializzati politiche di rigore economico che smantellano lo stato sociale e privatizzano i beni comuni; spinto alla deregolamentazione dei mercati ed alla liberalizzazione dei capitali; operato una gigantesca redistribuzione dal salario e dai paesi cosiddetti in via di sviluppo  verso le rendite e i profitti dei paesi ricchi. I parametri di Maastricht (trattato sull’Unione Europea, 7 Febbraio 1992) ed il trattato di Lisbona (trattato di Riforma, 1 Dicembre2009) stanno iniziando a mettere in crisi le economie più industrializzate europee (Francia, Germania). La crisi della Grecia né è già stata la funesta avvisaglia; Portogallo , Spagna, Irlanda e Italia le prossime indiziate a doverne fare i conti.

 

Alla liberalizzazione dei mercati finanziari sono naturalmente connaturati effetti perversi di speculazione e destabilizzazione. Si pensi solo al ruolo che il sistema finanziario con la titolarizzazione dei crediti sui subprime ha avuto nell’estendersi e nel rapido propagarsi di questa crisi.Questa crisi riconferma, quindi, l’indispensabilità della lotta contro la finanziarizzazione dell’economia, come premessa necessaria, ancorché non sufficiente da sola, a qualsiasi politica alternativa per superare l’attuale crisi.

 

I primi indispensabili passi:

 

E’ necessario quindi mettere in campo una serie di misure per superare la liberalizzazione dei mercati finanziari e il ruolo centrale assunto dal settore finanziario . Non accettiamo che le condizioni di vita dei popoli siano soggette alle esigenze di redditività finanziaria di azionisti e speculatori. Attac  Italia richiede l’abrogazione delle clausole che vietano di porre restrizioni al movimento dei capitali.

È urgente sopprimere i paradisi fiscali e vietare i fondi speculativi che destabilizzano i mercati. Chiediamo la creazione di un polo finanziario pubblico che copra l’insieme del settore bancario, sia soggetto a un controllo democratico e a regole rispondenti ai bisogni economici, sociali e ambientali. A questo proposito, è assolutamente necessario porre fine all’indipendenza della Banca Centrale Europea con il contestuale accompagnamento di un capitolato che la obblighi a praticare una politica monetaria conforme alle aspettative democratiche e che metta fine al divieto di finanziamento monetario della spesa pubblica .

 

Infine, chiediamo un controllo dei movimenti di capitali, allo scopo di assoggettarli a finalità sociali e ambientali, nonché a obiettivi di solidarietà internazionale.

In Italia nel 2002 Attac Italia ha guidato una campagna per l’introduzione della Tobin Tax e depositato in Parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare (quasi 200.000 le firme raccolte) .

 

Tale proposta deve essere immediatamente ripresa ed approvata. Una larghissima coalizione internazionale ha ora  lanciato una petizione per una Tassazione sulle Transazioni Finanziarie (FTT). L’istituzione di una tale tassa potrebbe contribuire a frenare le dinamiche di speculazione finanziaria che caratterizzano anche gli ultimi periodi e che potrebbero portare all’esplosione di ulteriori bolle speculative, con gli effetti che abbiamo già recentemente conosciuto.  

Per questi motivi il nostro sostegno alla Campagna Internazionale per una Financial Transaction Tax, come uno dei primi elementi per superare le politiche neoliberiste, che riteniamo debba avere come obiettivo prioritario l’ostacolare la speculazione dei capitali. Ma è appunto solo un primo tassello di interventi necessariamente più complessivi e strutturati, come già emerse molto esplicitamente nel corso del Convegno Internazionale  “ Tobin Tax e altri strumenti di Tassazione Internazionale. Riforme Italiane ed Europee” che Attac Italia, le associazioni aderenti al Comitato Italiano per la Tobin Tax Europea, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro,il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello degli Affari Esteri, organizzarono in Roma il 30 Marzo 2007.

Accanto a queste tasse specifiche è infatti necessaria una strategia condivisa che orienti verso un rafforzamento sostanzioso ed in ragione progressiva della tassazione dei redditi da capitale. Sappiamo bene che non possiamo aspettarci niente dalla delega a governi che hanno lavorato in questi decenni in senso diametralmente opposto alle nostre proposte. Come per la campagna sulla Tobin Tax  il centro del nostro lavoro e la costruzione di movimenti per cambiare i rapporti di forza e lo stato di cose esistente, collegando le lotte contro i diversi aspetti delle politiche del neoliberismo.Un azione che partendo dall’autonomia dei Movimenti pone l’agenda politica di fronte a temi e bisogni di soggetti sociali che la politica istituzionale attuale non considera, non delegando niente ma mantenendo anzi un’iniziativa autonoma dei Movimenti.

Il primo passo per  uscire dalla crisi  secondo  Attac Italia sta nel ridare un ruolo centrale  al “pubblico” - come garante dell’interesse generale in tutte le dimensioni dell’economia, della società, della politica -  un concetto di “ pubblico “  rigenerato e ridefinito in nuove forme : e’ questa una riflessione appena all’inizio, ma che parte senza reticenza da un assunto incontrovertibile: se per oltre vent’anni, il pensiero neoliberista ha fatto breccia e sfondato senza incontrare resistenza, una parte non secondaria è stata rivestita anche dalla progressiva distanza che il "pubblico" ha posto rispetto ai bisogni dei cittadini, con una gestione dei servizi che, anziché condivisa, si è progressivamente burocratizzata ed è divenuta appannaggio di pochi tecnici detentori del sapere, senza alcuna reale partecipazione sociale alla gestione dei servizi. [Su questo tema, per eventuali aggiornamenti, vedi il libro del 2006: “ Servizi Pubblici e Partecipazione Democratica “ a cura di Attac Italia in collaborazione con Fp Cgil-Arci- Associazione Rete Nuovi Municipi].

La voragine che si è aperta tra la rappresentanza politica e istituzionale e la società va quindi colmata non semplicemente con la riattivazione di una democrazia rappresentativa, bensì attraverso la conquista dal basso della democrazia partecipativa. “Pubblico”, perchè solo nell’interesse di tutti sta l’interesse di ciascuno: lavoro, casa, salute, ambiente salubre, istruzione. La moneta, in tutte le sue forme, è un bene comune, la creazione monetaria deve essere controllata dalla collettività e non può essere decisa da privati in funzione di criteri di redditività. Questa è la condizione perché i finanziamenti si orientino verso scenari economici, ecologici e sociali prioritari.

 

Quello finanziario è uno degli aspetti di quella riappropriazione sociale che, come Attac Italia,  riteniamo necessaria per superare sia l’attuale crisi sia gli effetti delle politiche neoliberiste che l’hanno preceduta. Riappropriazione sociale significa sottrarre al mercato ogni sfera che attiene ai diritti, ai beni comuni naturali e sociali per affidarla ad una gestione partecipativa a tutti i livelli. Questo sulla finanza come sull’acqua, sul clima come sulle pensioni ed il lavoro.

 

RIAPPROPRIAMOCI DI CIÒ CHE CI APPARTIENE!

ATTAC  ITALIA

 

Referenti:
Vittorio Lovera    (Attac Italia e Comitato Italiano TobinTax Europea)
Fabrizio Valli (Attac Italia)

La TTF in un video... virale

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