INTERVISTA all'On. Mario Barbi (PD)

On_BarbiL'On. Barbi è promotore di una risoluzione per impegnare il Governo Italiano a schierarsi a favore dell'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

Onorevole Barbi, la commissione Esteri della Camera dei Deputati sta per discutere la risoluzione che Lei ha proposto per impegnare il Governo Italiano a farsi promotore dell’applicazione a livello internazionale di una tassa sulle transazioni finanziarie. Perché secondo lei è importante che l’Italia si schieri in questo senso?

L’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe rappresentare un significativo contributo per contrastare gli effetti della crisi economia mondiale: un’imposta in percentuale molto bassa sul valore delle transazioni (ad esempio lo 0,05%) inciderebbe in modo quasi irrilevante sulla liquidità dei mercati finanziari ma produrrebbe un gettito significativo per ridare ossigeno alle casse degli Stati e per finanziare le politiche sociali e di cooperazione allo sviluppo.

L’Italia è a tutti gli effetti una delle grandi economie mondiali. Sediamo in tutte le organizzazioni internazionali: Nazioni Unite, G20, G8, Ocse e tante altre. E’ innegabile che le posizioni assunte dal nostro Governo in questi contesti possono avere un peso. Già i governi di altri Paesi – penso a Francia, Belgio, Germania - si sono espressi in senso favorevole per l’approvazione di questa tassa. Se anche l’Italia prendesse chiaramente posizione potremmo far pendere la bilancia in questa direzione.

Sulla carta l’ipotesi di introdurre questa tassa sembra molto efficace. Chi è che si oppone e che potrebbe opporsi in seno al G20?
L’opposizione arriva e arriverà, naturalmente,e da parte degli operatori finanziari e dei loro apparati di lobbying. Si tratta però a mio parere di un’opposizione di principio: un atteggiamento ideologico, una sorta di riflesso condizionato che fa dire “no” a ogni ipotesi di normativa. Storicamente i professionisti della finanza pensano che i mercati non debbano essere normati, in virtù di una loro presunta capacità di autoregolamentazione. Eppure la crisi che sta mordendo l’intero globo da più di due anni ci ha dimostrato chiaramente che i mercati non sono perfetti. Che lasciarli agire senza regole e senza responsabilità provoca danni enormi che rapidamente si spostano dal terreno della finanza all’economia reale e alla vita delle persone.

Lei crede che tra i membri del G20 potrà prevalere la scelta di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie che – oltre a produrre un gettito di rilievo – avrebbe anche la funzione di frenare la speculazione: pagare 0,05% per chi opera sui mercati in un’ottica di medio lungo periodo non è certo un disincentivo, mentre per gli speculatori che comprano e vendono lo stesso titolo anche migliaia di volte in un giorno lo 0,05% rappresenterebbe senz’altro un deterrente...
I leaders del G20 a questo punto hanno toccato con mano l’impatto dei rischi eccessivi e del potere eccessivo che è stato accordato alla finanza negli ultimi decenni. Il clima è senz’altri diverso da quello che si respirava prima della crisi quando ipotesi come quella di tassare le transazioni finanziarie venivano viste come eccentriche o accademiche. Ora si tratta di una proposta concreta, che tra l’altro a mio parere incontrerebbe il favore dell’opinione pubblica. L’idea è un po’ quella di tassare chi gioca con la speculazione così come si tassa il gioco d’azzardo.

L’opinione pubblica sarebbe favorevole anche perché probabilmente è stanca di vedere che a pagare i costi della crisi innescata da ricchi speculatori, poi, sono sempre le persone più fragili: i precari (e non solo!) che perdono il posto, i cittadini in condizione di bisogno che si vedono ridurre i servizi sociali…
Nella mia visione e in quella di gran parte di coloro che promuovono l’adozione di questa tassazione si immagina che il gettito potrebbe essere utilizzato proprio per la difesa dei diritti delle persone più fragili, o comunque per tutelare interessi collettivi come la difesa dell’ambiente in cui viviamo. Io come membro della commissione esteri ho raccomandato nella mia risoluzione che parte del gettito venga utilizzata per finanziare le politiche destinate al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio fissati dalle Nazioni Uniti in termini di riduzione della povertà e della mortalità nei paesi in via di sviluppo e di accesso all’istruzione.

 

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ZeroZeroCinque I firmatari sono complessivamente 70 (due sono arrivati in extremis) da 14 Paesi Membri UE e 6 gruppi parlamentari.
Giovedì, 16 Luglio 2020 10:21

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